Se dovessi morire… fa almeno che sia un racconto recital a più voci con; Caterina Marchetti, Tania Eviani, Gianluigi Tartaull e Cesare Albertano, accompagnamento musicale – che fa da contrappunto ai testi – di Simone Ricci, Marco Baldini e Daniele Pollio.
Idea e ricerca storica con indagini sul territorio di: Mauro Prifili e Cesare Albertano in collaborazione con Tania Eviani e Piergiorgio Monti Testi liberamente tratti dalle fonti: Cesare Albertano
Il debutto dell’evento a Mezzano è stato organizzato nel mese di giugno in collaborazione con la sezione Anpi di Mezzano. Si tratta di un recital a più voci guidato da Caterina Marchetti, Tania Eviani, Gianluigi Tartaull e Cesare Albertano, con l’accompagnamento musicale – che fa da contrappunto ai testi – di Simone Ricci, Marco Baldini e Daniele Pollio. Il sottotitolo “Se dovessi morire… fa almeno che sia un racconto” evoca un ponte ideale tra la Resistenza italiana e le tragedie delle numerose guerre di oppressione contemporanee e nasce dalla riflessione del gruppo partendo dai toccanti versi della poesia di Refaat Alareer, il poeta, accademico e attivista palestinese ucciso a Gaza, insieme a 7 membri della sua famiglia, sotto i bombardamenti israeliani, nel dicembre del 2023. Il testo del recital, tratto dalle fonti dello storico Cesare Albertano, affonda le radici in un meticoloso lavoro di idea e ricerca sul territorio condotto da Mauro
radici in un meticoloso lavoro di idea e ricerca sul territorio condotto da Mauro Profili e lo stesso Albertano, con la collaborazione di Tania Eviani e Piergiorgio Monti. Le indagini storiche si sono avvalse di archivi preziosi, tra cui i lavori di Gianfranco Casadio, i documenti dell’Istituto Storico della Resistenza di Ravenna curati da Alessandro Luparini, i testi di Frediano Baldi e Corrado Rivola, i Quaderni del Cardello, i saggi di Guido Ceroni e i documenti privati delle famiglie dei martiri resistenti: Sauro Babini e Andrea Marchetti. Il risultato è un affresco documentario e umano che restituisce l’identità e il sacrificio delle genti di Savarna, Grattacoppa, Conventello e Mezzano. “I cippi che guardiamo, spesso distrattamente, lungo le nostre strade, con questo recital smettono di essere soltanto simboli del passato – spiegano gli organizzatori – per diventare custodi di storie che hanno ancora disperatamente bisogno di essere raccontate. Legare la nostra Resistenza alle parole di Refaat Alareer significa ribadire che la lotta contro l’ingiustizia e l’oppressione è un evento in movimento senza tempo e senza confini storici né geografici”.
Foto: il-cippo-di-Banksy-a-Gaza-2015
