Paolo Ghezzi definisce De Andrè “esploratore del significato della vita e del Dio nascosto, che non è il Dio canonico ed ecclesiastico, ma presenza misteriosa che soffia un’anima nel mondo e a cui ci si rivolge quando si ama intensamente la vita e si vuole penetrare nel senso delle cose e del tempo che passa.”
“Evangelista” anarchico e apocrifo, Fabrizio De Andrè semina la sua ricerca, i suoi dubbi e ci racconta i suoi “santi” senza aureola. Da “Si chiamava Gesù”, alla “Buona Novella”, passando da “Il pescatore” fino a “Bocca di rosa”, ci coinvolge in una riflessione, credo comune a tutti, che forse non ci porta certezze, ma che almeno ci fa vivere emozioni importanti.
“….L’AMORE SACRO E L’AMOR PROFANO”
dalla Buona Novella a Bocca di Rosa
Gianluigi Tartaull : Voce e chitarra
Nazzarena Galassi: Voce
Caterina Sangiorgi: Flauti e voce
Stefano Fabbr: Percussioni
Raimondo Raimondi: Chitarra, mandolino,
Giacomo Sangiorgi:Basso elettrico
Luca Vassura: Fisarmonica
e con la Vergine in prima fila
e Bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l’amore sacro e l’amor profano
Questi versi concludono la canzone “Bocca di rosa” .
Con l’inconsueta immagine della prostituta che cammina accanto alla Madonna, Fabrizio ci vuole ricordare la natura terrena (profana) dell’uomo, ma contemporaneamente il suo bisogno di andare oltre (sacro), per spiegarsi quei tanti “perché” che sono nati con lui.
